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10 concetti da digerire per un’alimentazione sostenibile

10 Concetti Da Digerire Per Un'Alimentazione Sostenibile

Nell’approcciarsi ad uno stile di vita sostenibile ognunə inizia la propria avventura a modo suo. A piccoli o grandi passi che sia, quasi a tuttə sarà capitato o capiterà di chiedersi come fare ad avere un’alimentazione sostenibile e, come in tutte le cose, anche per quanto riguarda l’alimentazione, non c’è una vera e propria formula magica da seguire. Ci sono però dei concetti chiave che bisogna comprendere per poter riuscire a fare delle scelte consapevoli e giuste per noi.

Tutti i dati e le informazioni riportate in questo articolo, sono state estratte dall’articolo Environmental impacts of food production, pubblicato nel 2020 da Hanna Richie e Max Roser, che cita numerosi articoli accademici e paper pubblicati anche dalla rivista Science.

In questo articolo ecco cosa affronteremo:

1. L’impatto dell’alimentazione

Quando si parla di sostenibilità non è cosi comune sentir parlare anche di alimentazione: forse perchè è un tema a cui solitamente si guarda in altro modo o forse perchè in fondo sappiamo che il nostro modo di mangiare non può essere davvero sostenibile. Spesso preferiamo guardare altrove, anche perchè è più facile rinunciare a una bottiglietta di plastica, che mettere in discussione quello che c’è nel nostro piatto tutti i giorni.

L’alimentazione, o più nello specifico il cibo che consumiamo, è causa di svariati problemi tra cui la deforestazione, per fare spazio a terreni da pascolo o agricoli.
La metà del mondo abitabile viene utilizzato per l’agricoltura, che ha avuto un’espansione così rapida da essere diventata una delle pratiche più impattanti sulla natura. L’agricoltura moderna, inoltre, è una minaccia per 24000 su 28000 specie, a rischio di estinzione.

La produzione di cibo è responsabile di un quarto delle emissioni di gas serra.

Di tutte le emissioni di gas serra del mondo, il cibo è responsabile del 26%.
Ci sono 4 elementi da prendere in considerazione, per quantificare queste percentuali, vediamoli insieme.

  • L’allevamento di animali destinato al consumo diretto, che include il pesce, la carne e la produzione di derivati: tutto questo corrisponde al 31% di emissioni dovute al cibo
  • La coltivazione del terreno per la sola produzione di cibo destinato al consumo diretto di persone e animali: questo rappresenta il 27% di emissioni (21% della produzione dedicata alle persone e il 6% dedicata al bestiame).
  • L’occupazione e l’utilizzo del terreno: questo elemento rilascia il 24% delle emissioni dedicate al cibo (16% del suolo dedicato ad animali e 8% dedicato a persone). Notate qualcosa di strano?
  • Le catene di approvvigionamento, ovvero tutto ciò che avviene dalla trasformazione della materia prima a quando ci troviamo il prodotto sullo scaffale del supermercato: esse sono responsabili per il 18% di emissioni legate al cibo. Sebbene possa sembrare tanto, esse sono fondamentali per ridurre lo spreco di cibo e quindi altro inquinamento.

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Brutte notizie e percentuali vanno sempre a braccetto.
Scegliere come reagire alle brutte notizie è personale ma la cosa importante è essere informati.

2. L’impatto della consapevolezza

Se vogliamo vivere una vita più sostenibile dobbiamo essere consapevoli: di quello che ci circonda, di quello che succede sul pianeta in cui viviamo ma soprattutto del fatto che anche le migliori intenzioni inquinano. Essendo consapevoli possiamo prendere delle decisioni più ragionate e forse migliori!

Conoscendo le cause dell’inquinamento dovuto alla nostra alimentazione, possiamo lavorare sulle nostre abitudini, cambiandole in modo da ridurre la nostra impronta.
Cambiare le nostre abitudini alimentari e quindi la nostra dieta, può veramente fare la differenza. Passando infatti da una dieta ricca di alimenti di origine animale ad una dieta vegetariana, o ancora meglio vegana, possiamo diminuire notevolmente i danni che provochiamo: al nostro pianeta ma anche al nostro corpo!

E se cambiare dieta sembra impossibile, comincia togliendo quello che puoi con la consapevolezza che un’alimentazione sostenibile (sotto tutti i punti di vista) è un’alimentazione vegana.

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3. L’impatto della carne

Tra gli alimenti che hanno un maggiore impatto sicuramente quello più importante è la carne, a prescindere dalla tipologia di animale, metodo di allevamento, distanza e qualsiasi altra cosa possa venire in mente. Basti pensare che per crescere 1kg di carne sono necessari 3kg di grano. Per non parlare di terra, acqua ed energia necessaria o delle famose flatulenze al metano.

La carne e i derivati animali hanno un’impatto enorme. Ben il 14,5% dei gas serra globali sono dovuti al bestiame: più o meno la stessa quantità di tutte le auto, aerei e navi messe assieme.
Vi è inoltre un’enorme disparità nella distribuzione della terra dedicata al bestiame rispetto a quella dedicata alle colture per il consumo umano. Se sommiamo la terra dedicata ai pascoli a quella utilizzata per coltivare cibo per gli animali, otteniamo il 77% delle terre coltivabili a livello globale. E nonostante la maggioranza della terra coltivabile sia utilizzata per il bestiame, il consumo di animali e derivati animali rappresenta solamente il 18% delle calorie consumate e solo il 37% delle proteine.

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4. L’impatto dei derivati animali

La seconda categoria di alimenti che impatta di più sono i derivati animali (formaggi, uova, latticini, ecc). Quindi se pensavate di diventare vegetariani per l’ambiente e avere la coscienza pulita, purtroppo non posso darvi questa soddisfazione.
Per fare 1kg di mozzarella, infatti, ci vogliono almeno 7/8 litri di latte: con tutta la mozzarella che viene mangiata (anche solo in Italia), provate ad immaginare l’esercito di mucche che serve per produrre tutto questo latte. Anche perchè mica è buona solo la mozzarella eh! C’è anche la ricotta e il grana e chi ne ha più ne metta.

Diventare vegetariani infatti potrebbe non rendervi così ecologici come si potrebbe pensare. Si stima infatti che alcuni tipi di formaggi, come il cheddar e la mozzarella, possano essere inquinanti tanto quanto la carne di pollo o di maiale.

Il discorso a livello di emissioni è diverso per quanto riguarda altri derivati come le uova: possiamo farcelo andare bene, se vogliamo fare finta che lo sfruttamento animale non esista.

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5. L’impatto del pesce

Carne no, formaggi e uova no, ma almeno il pesce, va bene? Non proprio.

Il 46% dei rifiuti presenti negli oceani sono il risultato della pesca, tra reti perse o abbandonate. Questi rifiuti costituiscono anche una cospicua parte di quelle che sono le 7 isole di plastica che galleggiano negli oceani. Ha senso quindi preoccuparsi della cannuccia di plastica se poi nella nostra dieta includiamo settimanalmente un bel piatto di pesce?

Vogliamo poi parlare della pesca accessoria (denominata by catch) che rappresenta il 40% del pescato o degli allevamenti intensivi dove i pesci mangiano altri pesci e vengono mangiati vivi dai parassiti?

Non esiste la pesca sostenibile, come non esiste il consumo di pesce sostenibile. L’idea del pescatore che esce con la sua piccola barchetta a pescare è sfumata. Dopo anni di sfruttamento dei mari e degli oceani, ora quel pescatore prenderebbe solo scarpe.

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6. L’impatto della carne e dei derivati “sostenibili”

“Ma io mangio solo carne e derivati animali che vengono allevati in un certo modo e che ascoltano Mozart mentre pascolano quindi questo per forza deve essere più sostenibile.”
A dire la verità: non proprio.

Meno carne e meno derivati è quasi sempre meglio che mangiarne l’alternativa che ci viene venduta come più “etica e sostenibile”, come le mucche al pascolo con la musica classica.
A prescindere dal valore di cui si vuole tenere conto, che sia in peso, proteine, calorie o altro, l’alternativa a base vegetale è sempre la migliore. Inoltre non importa come gli animali vengano cresciuti, il cibo di origine vegetale ha un’impronta ecologica minore a prescindere da come viene prodotto.

7. L’impatto del mangiare locale

Il pensare comune è che mangiare locale sia uno dei modi migliori per avere un’alimentazione sostenibile. Questo è sicuramente vero per quanto riguarda i cibi trasportati via aereo, ma la realtà è che pochi dei cibi che mangiamo lo sono.
Se si vuole ridurre l’impronta ecologica è importante, nuovamente, concentrarsi su quel che si mangia più che sulla sua provenienza. E’ sicuramente bene consumare cibi prodotti localmente, ma il vero impatto del cibo è la sua produzione e non il trasporto.
Mangiare locale riduce le emissioni solo in una piccolissima parte: un hamburger prodotto localmente è comunque molto peggio del mangiare un pomodoro che arriva dal Brasile.

Ci sono anche casi in cui mangiare localmente potrebbe in pratica peggiorare la situazione: ad esempio nel caso di prodotti non stagionali prodotti in serra o mantenuti grazie ad impianti di refrigerazione.

Emissioni Di Gas Serra Attraverso La Catena Di Approvvigionamento

8. L’impatto degli imballaggi

Il tema degli imballaggi è sempre un tema delicato, soprattutto in ottica di riduzione dei rifiuti.
Il packaging in ambito alimentare rappresenta solamente il 5% delle emissioni legate all’alimentazione. Assurdo, vero?

Un certo tipo di imballaggio – sì, anche quello in plastica – permette un trasporto meno inquinante (perchè più leggero) ed una migliore conservazione e protezione del cibo, che aiuta a ridurre lo spreco alimentare.
Detto questo però, imballaggi superflui si possono e devono essere evitati: è comunque importante riutilizzare borse che abbiamo già quando facciamo la spesa, e selezionare l’imballaggio più sostenibile, analizzando caso per caso.

Tuttavia anche in questo caso il punto fondamentale rimane cosa si mangia e non per forza come è imballato. Acquistare del Tofu imballato nella plastica, è comunque più sostenibile che acquistare una bistecca sfusa dal macellaio di fiducia.

9. L’impatto dello spreco alimentare

Infine, un grosso problema causato dalla nostra alimentazione e dai modelli di distribuzione del cibo è sicuramente lo spreco alimentare. Si stima che buttiamo circa il 20% del cibo che compriamo, senza contare tutto il cibo buttato via quotidianamente dai supermercati e dall’industria alimentare.
Buttando o scartando questi alimenti facciamo si che le risorse utilizzate per la loro produzione vengano perse e sprecate. Se compriamo più cibo di quello che ci serve, il nostro impatto causato dall’alimentazione sarà molto più grande di quello che potrebbe essere.

Lo spreco alimentare è responsabile del 6% delle emissioni di gas serra globale. Per mettere questo dato in prospettiva, se lo spreco alimentare fosse una nazione, sarebbe la terza per emissioni dopo la Cina e gli Stati Uniti.

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10. L’impatto delle nostre scelte

Per fare il grande passo e avere un’alimentazione sostenibile (il più possibile), scegliere un’alimentazione vegana è sicuramente la scelta giusta. E se una dieta vegana è fuori dal piatto, sicuramente ridurre il consumo di prodotti animali è un primo step che tuttə possiamo fare.

L’agricoltura moderna inevitabilmente contribuisce al cambiamento climatico e all’inquinamento globale. Certi cibi hanno sicuramente un impatto maggiore di altri e quindi è importante scegliere correttamente.

Quello che si mangia importa molto di più rispetto al se è locale, biologico o se utilizzi una borsa di plastica per portarlo a casa.

Comincia a piccoli passi, facendo la scelta migliore che puoi e comprando solo quello che sei sicurə di mangiare ma soprattutto GO VEGAN

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